Qualcosa di importante

Questa mattina mi sono alzato un po’ controvoglia. Si sta bene quando un’arietta leggera sfiora il tuo corpo, ma sapevo di dover fare qualcosa di importante, che meritava la mia completa attenzione. Mi sono così preparato fisicamente e psicologicamente. L’appuntamento era il cimitero del Verano. Lì, generalmente ci si va per due motivi: il primo per cercare qualcuno, il secondo per portare qualcuno. E qualcuno è stato portato. Qualcuno di importante, qualcuno con un passato pericoloso, pesante, ma comunque portato con coraggio e tenacia. Questa persona non la conoscevo direttamente, ma forse, essendo amico di chi l’ha conosciuta, è come se parte del nostro spirito di fosse incontrato. E’ stata nel campo di concentramento di Auschwitz. Auschwitz. Una parola che fa paura, che crea noia in monte persone. Il solo pensiero di ricordare, di portare alla mente fatti lontani nel tempo crea dimenticanza. E purtroppo i testimoni diretti stanno morendo. Ma muore il corpo, perchè la testimonianza resta. E il tempo passa trasformando spesso la storia in passato, il passato in leggenda e la leggenda nel non accaduto e se non è accaduto, può accadere. Ora il testimone è nostro, in mano a ciascuno di noi e non con il pensiero che lo farà qualcun’altro. Tutti. Sta a noi fare in modo che non succeda più un luogo come Auschwitz, dove la dignità umana non esiste, dove lo scopo è la sofferenza, dove uomini, donne, bambini venivano “tenuti in vita” per farle soffrire ogni momentisempre di più. Ogni giorno portare la sopportazione sempre più avanti in modo da ridurli in larve umane. Per molti questo è avvenuto. Per altri no. Ida Marcheria è una di queste. Il funerale è stato il suo oggi. Signora, non ho avuto il piacere di conoscerla, ma so che Lei mi capisce e forse mi legge nell’animo. Prego per Lei, perchè oggi Le sono stato vicino. Sul prato, con quel profumo di terra ed erba e quel rumore di lacrime La saluto e prima o poi ci incontreremo. Qualcuno invece ho reincontrato. Una persona con cui spero prima o poi di fare una fotografia. Una persona che sfioro sempre con piacere, la cui mano stringo con onore, perchè per me di onore si tratta, l’onore di conoscere una persona di nome Piero Terracina.

Grazie a tutti voi.

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CRDL Compagnia Mvula Sungani per Invito alla Danza 2011

Invito alla Danza chiude la rassegna 2011 all’insegna dell’integrazione con Italia, la mia Africa della CRDL Compagnia Mvula Sungani.

Il coreografo affronta il tema dell’integrazione di cultura diverse. L’intento di Sungani è trovare una connessione fra passato e presente, l’evidente collegamento fra la situazione italiana del dopoguerra in cui molti padri di famiglia emigrarono  per trovare lavoro cercando di far sopravvivere le proprie famiglie e la situazione attuale ben chiarita dai media e attualmente in dibattito in parlamento. Tutto diviene l’occasione per affrontare il tema dell’integrazione tra popoli diversi che possono e devono trovare il modo di convivere e imparare l’uno dall’altro.

Le parole d’ordine per la compagnia CRDL sono contaminazione e ricerca. L’unione di più strade, collegate a uno spirito sempre aperto può portare a percorsi inaspettati e a risultati insolitamente interessanti, unendo diversi elementi oltre a quello coreografico: parola, musica, illuminotecnica, video. Varie le tecniche che caratterizzano lo stile Sungani: l’unione di danza contemporanea con la Dunham (dalla danzatrice, coreografa e antropologa statunitense Catherine Dunham) che unisce danza e folclore, la Contact Improvvisation in cui l’ascolto tra i ballerini è di fondamentale importanza per stabilire, attraverso il contatto fisico quel grado di fiducia tra i partner  necessario per una improvvisazione che risulta fluida, naturale ma che sia soprattutto strumento per raccontare vite ed emozioni.

photo by: invito alla danza.it

Italia, la mia Africa, con Emanuela Bianchini, è una celebrazione di questa premessa; non solamente è garanzia di meravigliosa ed estatica grazia, ma perfezione su palco, ritmo, musica, gesto che racconta una storia collegando passato e presente. Il passato e il presente di Sungani che diventa il nostro presente e il nostro futuro. Lo spettacolo si apre con una voce che inizia a narrare la storia di un africano che si trasferisce in Italia alla ricerca di fortuna; da qui le parole si fanno gesto e musica e il movimento rende ancora più vive le parole. Nel primo atto la scena sembra sempre sul punto di dividersi in favore di una equilibrata frammentarietà drammaturgica in una “divertente” composizione di alternanza fra staticità e dinamismo: il blocco di un danzatore mentre i compagni proseguono l’interpretazione, perché la danza contemporanea è innanzitutto interpretazione di passioni ed emozioni nascoste.

Le musiche dai suoni napoletano e siciliano si uniscono a ritmi africani e orientali e la coinvolgente voce del musicista e cantante Nando Citarella rendono le coreografie ancora più magiche. Nel secondo atto lo spettacolo moltiplica il suo equilibrio, serietà, ritmo ed eleganza con una coreografia di cinque ballerine che danzano con tale sincronia da risultare quasi come un corpo unico. Nel finale un suono di tamburello introduce una pizzica che rappresenta con sempre più forza lo spirito di ricerca miscelato allo stile che caratterizza le produzioni di Sungani: una fusione di danza contemporanea, etnica e innovazione.

Invito alla Danza di Marina Michetti si conferma nuovamente e indiscussamente come una vetrina per presentare al pubblico italiano le diverse realtà coreografiche del nostro paese e straniere. Il 2011 ha visto così alternarsi nello scenario di Villa Pamphili, Italia, Spagna, Francia, Russia, Macedonia, Argentina e spirito africano. Un meraviglioso viaggio nel panorama coreografico mondiale.

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Igor Moiseev Ballet per Invito alla Danza 2011

La compagnia Igor Moiseev Ballet, in occasione dell’anno della Cultura Russa in Italia e della Cultura Italiana in Russia è stata ospite il 21 e 22 luglio, della rassegna Invito alla Danza di Marina Michetti presentando una vastissima produzione coreografica del repertorio di danze russe.

Lo spettacolo Omaggio a Igor Moiseev, in collaborazione con l’Associazione Teatrale Emilia Romagna, si apre con un filmato che ripercorre per grandi linee la vita di Igor Moiseev, uno dei coreografi russi più famosi. Le sue produzioni sono una vera e propria opera d’arte che riesce a dipingere in un unico quadro folclore russo, musica, gesto e popoli diversi. Un lavoro caratterizzato quindi dalla ricerca, dal recupero e dalla messa in scena di tradizioni popolari non solamente russi.

Igor Moiseev, che ha fondato la compagnia nel 1937, ha ricevuto, in occasione del suo 95° compleanno, la Medaglia Mozart dell’Unesco al Teatro Bol’šoj per il contributo alla cultura e proprio al Teatro Bol’šoj, che verrà inaugurato a ottobre 2011 dopo 6 anni di restauri, si chiuderà a dicembre il “gemellaggio culturale” Italia/Russia con gli orchestrali del Teatro alla Scala diretta dal Maestro Daniel Barenboim.

photo by: Invito alla danza.it

La compagnia Igor Moiseev Ballet dello spettacolo ospite di Invito alla Danza è composta da circa 50 elementi che si alternano sul palco per un totale di 13 coreografie e due ore di meravigliosa interpretazione; perché Igor Moiseev non voleva solamente ballerini, ma una compagnia che fosse composta da ballerini/attori in modo da avere una perfetta padronanza di tutti gli stili e i generi di danza e nello stesso tempo, la capacità da parte dei suoi artisti di cogliere l’idea e il pensiero del coreografo.

La prima coreografia vede esibirsi la compagnia al completo per una sorta di presentazione agli spettatori per poi dividersi in danzatartara, suite di danze moldave, antica quadriglia di città e l’imperdibile quadro coreografico partigiani che chiude il prima atto, il tutto condito da musiche tradizionali e europee in cui i ballerini sembrano come volare e dal palco giungono al cuore del pubblico che applaude ora divertito per l’ironia delle esibizioni ora estasiato per la bellezza delle coreografie. Ma Igor Moiseev è più di questo: è attenzione al proprio passato, è dedicare una vita all’arte e alla realizzazione di tournée in tutto il mondo per diffondere la cultura coreografica, è, come spiega nel video introduttivo a inizio spettacolo, “valutare le critiche per lasciare un segno nella storia”. E il segno è stato profondo e importante nella cultura russa e mondiale perché la particolarità della creazione di Igor Moiseev sta nel coniugare la spontaneità della tradizione folcloristica con l’eccessiva “rigidità” accademica creando uno stile originale nella sua unicità. Ma sarà la seconda guerra mondiale a rendere ancora più unita la compagnia sotto un’unica regola in cui le difficoltà e il loro superamento creano gli elementi per future creazioni artistiche. Ed è soprattutto quest’ultimo punto di vista a modificare l’approccio al lavoro rendendo la disciplina e il rigore basilare per produzioni eccellenti che presentano la compagnia come fiore all’occhiello di tutta nazione.

Ci si augura che si riesca, in una realtà sempre più multiculturale, a eliminare le barriere che dividono i paesi non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto culturale perché la conoscenza di un popolo, delle sue tradizioni e del suo passato lo rende più “vicino” e la comprensione diminuisce la paura immotivata. La cultura resta ancora la sola e unica arma non violenta per combattere l’ignoranza e il pensiero che un popolo possa predominare su di un altro.

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DCE Danzitalia per Invito alla Danza 2011

La danza contemporanea non è semplice danza: è un insieme di emozioni, di sensazioni che scaturiscono nell’arte. Si ha la percezione di trovarsi in un vortice di epoche, dimensioni, profumi, pensieri. È il perfetto equilibrio fra poesia, movimento ed emozione.

Invito alla Danza ha proposto, martedì 12 luglio, Cassandra con Rossella Brescia e Stefano De Martino con le coreografie e la regia dell’eccellente Luciano Cannito e la compagnia DCE Danzitalia nata nel 2009 dalla collaborazione di Luciano Cannito e Daniele Cipriani con lo scopo primario di valorizzare nuovi talenti italiani.

photo: Ludovico Perfetto

Innanzitutto Cassandra, nella mitologia greca, fu una sacerdotessa nel tempio di Apollo da cui ebbe il dono/fardello della preveggenza; prevedeva infatti terribili sventure con il risultato di non essere creduta ma che puntualmente si verificavano. L’allestimento di Cassandra per Invito alla Danza, tratto dall’opera di Christa Wolf, propone un intreccio di temi e fattori sociali non indifferenti. Come già la musica lascia intendere, è ambientato nella Sicilia del dopoguerra, il tema predominante è l’indipendenza femminile e le conseguenze che questa riflette sulla società in cui le donne fino ad allora avevano un ruolo “marginale” nella vita cittadina. Rossella Brescia invade il pubblico non appena entra in scena con la sua elegante e prorompente energia; commuove e fa riflettere, emoziona e sembra farsi baluardo di secoli e secoli di oppressione subita dalle donne. Diviene stendardo di speranza e promessa del nuovo tempo. Stefano De Martino rende alla perfezione il personaggio e il senso profondo del messaggio che l’Enea dei nostri giorni vuole trasmettere. Trait d’union nel primo atto è una sedia a dondolo che fa la sua costante, come anche l’inserire il tema del riposo, quasi come se tutta la storia fosse un sogno, ma il pubblico è ben desto, entusiasta, dimostrandolo con numerosi applausi della prima.

photo: Ludovico Perfetto

Nel secondo atto una variazione sostanziale: la musica modifica i toni facendosi più aggressiva quasi inquieta in attesa di una tragedia imminente. Un sentore di lotta, di violenza che però non lascia odio e cattiveria, anzi, energizza l’animo e lo rende più partecipe, più permeabile al nuovo cambio di tema: l’arrivo della televisione e nonostante la sacerdotessa Cassandra tenta in ogni modo di allertare la popolazione degli effetti nefasti che un uso esagerato può produrre, il destino dell’incredulità è su di lei e il popolo resta ipnotizzato, stregato e plagiato da questa scatola luminosa che apparentemente pronuncia la verità assoluta. De Martino incanta in un assolo del II atto la forza e la dolcezza dei movimenti e insieme alla musica, restano dentro l’animo come una carezza e una melodia familiari; la complicità con Rossella Brescia completa l’incanto della serata.

Nella cornice di Villa Pamphili, Luciano Cannito per DCE Danzitalia e Marina Michetti per Invito alla Danza creano un’atmosfera in cui gesto, suono, sentimento, riflessione si coniugano donando agli spettatori un desiderio e una sempre più prelibata sensazione di serenità spirituale.

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Aterballetto per Invito alla Danza 2011

Invito alla danza non può che soddisfare pienamente, ancora una volta, le aspettative di chiunque dal 1991 abbia ammirato con continuità i progetti presentati a pubblico e critica. Il cartellone sempre colmo di validissimi progetti artistici apre la stagione estiva 2011 con la Fondazione Nazionale della danza – Aterballetto, compagnia di danza con la direzione artistica di Cristina Bozzolini.

La compagnia Aterballetto si impegna dal 1979, anno della sua fondazione, a sostenere la coreografia e il linguaggio che la danza racchiude in sé, come forma di espressione; ma la danza incarna ben più del solo movimento, è l’arte di esprimere un’emozione coniugando musica ed estetica.

Aterballetto presenta la produzione From music… with love con le coreografie di Mauro Bigonzetti.

La prima parte dello spettacolo, dal titolo Rossini Cards ha inizio con una scena buia, con tutti gli artisti che ne osservano uno abbandonare i propri vestiti, lentamente la scena si colora si luci e all’entrata in scena il pubblico assiste a una esplosione di ritmo, forza e quasi una possessione dionisiaca anche grazie alle musiche di Gioacchino Rossini. Le coreografia sono pura creazione liberata da ogni cardine drammaturgico per lasciare libero sfogo all’esibizione che non racconta una storia, ma svela un intreccio, un intreccio di emozioni, di vite che si sviluppano parallelamente. Le luci di Carlo Cerri contribuiscono a donare perfezione alla serata già partita con i migliori auspici. Molto avvincente è la “cena” intorno alla tavola con i 18 artisti che, sempre accompagnati dalle musica che Rossini brindano alla salute del pubblico presente che applaude coinvolto ed esaltato.

photo: Rolando Paolo Guerzoni e Roberto Ricci

Lo spettacolo prosegue con una coppia di ballerini che con movimenti lenti, calibrati si sollevano a vicenda, si lanciano uno sull’altro e uno verso l’altro senza sforzo apparente, attraverso una sorta di rallentatore che amplifica le emozioni e rende perfetta la loro esibizione.

Seppur con qualche inconveniente fonico, la seconda parte dal titolo H+ ha per protagonisti Federico Bigonzetti alla batteria e Mark Borgazzi da un lato e i ballerini dall’altro in una serie di coreografie con l’acqua come tema principale. L’acqua, questo bene così semplice ma fondamentale, senza il quale tutto è perduto, l’acqua come origine del mondo , diritto di tutti e primaria fonte di ricchezza. Milioni di gocce vaporizzate scendono dall’alto e, insieme alle luci, al forte ritmo delle percussioni, calano sui corpi di questi eccelsi giovani interpreti per donare un finale da sogno con coreografie ironiche e spiritose. Lo spettacolo termina riproponendo con una disposizione scenica speculare alla situazione iniziale.

photo: Rolando Paolo Guerzoni e Roberto Ricci

La compagnia emiliana ha ancora una volta centrato il bersaglio: entusiasmare, stupire e commuovere il pubblico in un vorticoso mix di pensieri diversi e a volte contrastanti ma che si conciliano alla perfezione. Tutto questo non può essere possibile senza il contributo di Marina Michetti, direttore artistico di Invito alla Danza, che giunto alla ventunesima edizione, per un totale di 74 compagnie italiane, 73 straniere ospitate e 307 rappresentazioni si conferma senza ombra di dubbio il faro coreografico per l’estate romana 2011.

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Aforismi d’Oriente

Ci sono passioni che nascono da un’esigenza, una necessità, un bisogno che se non soddisfatto provoca risentimento, aridità e apatia. Si conoscono i bisogni del corpo, quelli fisiologici del mangiare, del bere e del dormire. Ma riflettendo a fondo ce ne sono di altrettanto importanti: i bisogni dell’anima che sono innumerevoli e variano da persona a persona. Ho l’onore e il piacere di conoscere una ragazza che ho incontrato per un mio bisogno teatrale e da questo incontro è nata un’amicizia, una bella amicizia.

La persona in questione è Erika Silvestri, giovane laureanda in storia contemporanea e scrittrice. Scrittrice fin da piccola per necessità perché “ogni giorno che passo senza un foglio riempito di parole è un giorno perso”. Con Rizzoli ha pubblicato Il commerciante di bottoni, nato dall’affetto che la lega a Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, ma in cantiere c’è un secondo libro.

Aforismi d'Oriente # 3

E la fotografia? È giunta lentamente, sempre dall’esigenza di raccontare storie, congelare in un fermo immagine una porzione di vita, un pensiero, uno sfiorarsi potendo conservare tutto questo nel tempo. Un modo per ricordare a distanza di mesi, anni un giorno e un istante precisi e da quell’istante rivivere un mondo e una vita intera. Occhi di laridae è una kermesse per nove complessive esposizioni fotografiche a ingresso libero in un pittoresco locale a Cerveteri di Flavia Scalambretti, Erika Silvestri e Giulia Renzini con temi diversi fino a settembre 2011. Dopo D’amore e di tenebra, conclusasi ad aprile 2011, Aforismi d’Oriente, questo il titolo della seconda esposizione di Erika, regala a tutti gli spettatori un biglietto di andata per i luoghi oggetto della mostra: Turchia, Siria e Giordania. Le fotografie sono tutti ritratti perché, come dice l’autrice, “amo le persone, i loro volti, le storie che portano tra le rughe e nei sorrisi. Non amo la fotografia di studio, ma quella di strada: gli scatti rubati ai passanti, le vie brulicanti dei bazar arabi che sembrano prendere vita anche con il bianco e nero della pellicola.”.

Aforismi d'Oriente # 14

Da teatrante posso dire che il dettaglio è la cosa più importante perché è dal particolare che si può comprendere un impianto drammaturgico; così nella fotografia, il dettaglio è altrettanto importante, il punto di vista del fotografo influenza ogni inquadratura e la stessa scena, ripresa da un occhio diverso, può acquisire un significato opposto;  “ogni scena che mi passa davanti agli occhi mi cattura per qualche piccolo particolare che un’altra persona non nota neanche. Posso rendere protagonisti i dettagli: il volto di un bambino in un gruppo di adulti, due mani che si sfiorano in una folla disordinata. Dare attenzione alle sfumature è come scegliere le parole, un atto d’amore.”. Come non concordare con tale semplicità. Le fotografie della mostra, a colori e in bianco e nero, sono talmente pure, vissute, sembra di poter ascoltare le voci del mercato, il tono di voce di una donna ritratta o quella di un vecchio signore sorridente.

Un poeta ungherese morto il 12 gennaio 1964 disse che la fotografia racchiude due parti di anime: la propria e quella del soggetto rappresentato senza però dividerle dal “proprietario di quelle anime”. Ci parlano raccontando delle storie e solamente se restiamo in ascolto possiamo farle nostre e questo ascolto non avviene tramite le orecchie, ma con il cuore.

Appuntamento quindi al 1 settembre 2011 a Cerveteri con L’altalena dei mestieri, la terza e ultima esposizione fotografica di Erika Silvestri.

Le fotografie esposte di D’amore e di tenebra e Aforismi d’Oriente sono visionabili cliccando sul seguente link ERIKA SILVESTRI.

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Shake(speare and) the Marij

Ultime novità dal passato e dal presente.

Eppure per la drammaturgia contemporanea ci sono buone speranze, ottimi talenti che possono portare nuova luce nel panorama teatrale contemporaneo e alcuni sono stati presenti proprio al Teatro Valle (che da qualche settimana ha iniziato a patire di eccessive discordie burocratiche e politiche).

Comunque… Una equipe di studiosi con a capo l’antropologo Francis Thackeray ha presentato formale richiesta alla Chiesa d’Inghilterra per riesumare la salma di William Shakespeare per individuare la causa della morte nonchè confermare o dissipare i dubbi sull’ipotetico utilizzo di erba e cocaina da parte dell’autore dell’Amleto e di Romeo e Giulietta…

Immediatamente questa richiesta ha suscitato scalpore e incredulità nei numerosi fan nel mondo e gli studiosi hanno replicato che la loro ipotesi troverebbe fondamento se si dovessero trovare dei solchi tra canini e incisivi; solchi che confermerebbero la consuetudine di Shakespeare di masticare marijuana e con essa le sue abitudini quotidiane e conferme sullo stile di vita sano o dissoluto che potesse essere.

Diciamo che la riesumazione della salma smentirebbe anche un’altra verità storica, cioè quella secondo cui la cocaina sarebbe giunta in Inghilterra solamente nel XIX secolo pur sapendo che gli stessi spagnoli ne facevano uso in America.

Ma a questo punto un sospetto mi sorge spontaneo  e cioè che probabilmente il pensiero dell’equipe si fonda proprio sul pensiero che opere teatrali e poetiche così perfette non possono essere state concepite da mente umana se non attraverso qualche “aiutino” naturale.

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