Aria e acqua

Lo slogan è: “Come l’aria, come l’acqua, riprendiamoci il Valle!”

Si è conclusa la prima serata di protesta contro la chiusura del Teatro Valle. Con ampia copertura mediatica alle 14 del 14 giugno si è svolta la conferenza stampa per non lasciare la situazione dello storico teatro nel dimenticatoio. L’aria e l’acqua hanno un futuro roseo (ma con sprechi e inquinamento i nostri nipoti non avranno da respirare né da bere), peccato non si possa dire altrettanto per la cultura considerata un superfluo, non dà da mangiare come ben disse Giulio Tremonti.

photo: Emgiac

“Occupiamoci della cultura per occuparci per ciò che è nostro” è stato detto alla conferenza stampa.

photo: Emgiac

Nonostante i tempi bui, le 21.00 del 14 giugno 2011 si sono trasformate in un appuntamento “vitale” per molti lavoratori e operatori dello spettacolo che si sono ritrovati nel Teatro Valle per una serata di spettacoli e brevi performance. Elio Germano ha aperto la serata sottolineando la sua “lotta” per non lasciare un paese in balìa dell’ignoranza. Fabrizio Gifuni, Banda Malancia, Danilo Nigrelli, Valentina Chico, Pietro Sermonti, Teatrino Clandestino sono solo alcuni dei nomi che si sono uniti all’appello. Appello che deve trovare tutti presenti nella classe del mondo. La sovranità appartiene al popolo, recita il primo articolo della Costituzione Italiana e il popolo vuole una società che funzion: cultura, sanità senza che nessuno porti inefficienza all’altro. Il potere di cambiare le cose sta in ognuno di noi e “lasciar correre”, non far sentire la propria voce anche solo una volta significa piegarsi all’altrui volontà.

Si sta ancora decidendo se affidare il Teatro Valle tramite bando di gara ma il problema sta anche e soprattutto nella continuità. Anni e anni di attività hanno portato i migliori spettacoli su piazza anche spesso rischiando, ma sempre diretti verso un teatro di qualità e cederlo a enti la cui parola d’ordine è puro guadagno potrebbe decretare la fine di un progetto caro non a pochi, ma a Roma. Si rimette così in discussione il rapporto con il privato. Ancora incerto infatti è l’affidamento al Teatro di Roma che già gestisce il Teatro Argentine e il Teatro India.

Un paese senza cultura è vuoto, sterile, inutile.

Un paese senza cultura tende all’abbrutimento.

Un paese senza cultura tanto varrebbe optasse per la deflagrazione immediata.

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