MArteLive 2011 – episodio 2

Si dice che Aretusa, figlia di Nereo e Doride, fosse una ninfa di straordinaria bellezza. Al seguito di Diana, mentre inseguiva caprioli e daini, si allontanò dalle sue compagne in cerca di frescura per immergersi nelle acque del fiume Alfeo…

E questa sera all’Alpheus di Roma si è aperto e concluso il secondo appuntamento con la Danza al MArteLive 2011. I progetti presentati sono interessanti da diversi punti di vista. Aprono alla possibilità di scoprire nuovi talenti e proprio grazie ai talenti dei partecipanti il pubblico può essere iniziato a un nuovo modo di raccontare una storia. Perché anche se diverse compagnie (e lo stesso vale per il teatro) rendono coreograficamente lo stesso racconto, emozione o anche semplicemente un’idea, il risultato sarà completamente diverso. Sembra banale ma riflettendoci si aprono molti sentieri inesplorati.

La prima compagnia a esibirsi è il Gruppo Mandàla con un primo studio della nuova produzione dal titolo Impermanenza.

photo: Federico Ugolini

La parola impermanenza deriva dal sanscrito e definisce una delle tre caratteristiche dell’esistenza della ricerca spirituale del buddhismo e indica il continuo divenire, l’essere in movimento e in continua evoluzione. Niente è stabilito ma l’intera esistenza richiede una continua ricerca spirituale che porta una maggiore ma mai definita consapevolezza della vita. La coreografia allo stesso modo è un’evoluzione, concettualmente non sembra mai avere fine, ogni movimento porta con sé uno spunto, una domanda cui altri montaggi coreografici avranno il compito di rispondere. Tutto si sospende, si accelera, si acuisce, si tende, si quieta, si rilascia. Le coreografie di Paola Sorressa su musiche di Clint Mansell e Max Richter hanno queste caratteristiche e nonostante qualche sbavatura dovuta probabilmente al contesto dell’esibizione il tema della performance scaturisce come una sorgente. Scena spoglia ma la scenografia è insita nel gesto, è il gesto che racchiude in sé un mondo e siamo al mondo perché siamo in continua ricerca. La ricerca presume infatti un movimento, un partire e anche quando le domande sembrano risolte, ecco che le risposte pongono nuovi dubbi e tutto viene rimesso in discussione. Il perenne movimento porta all’essenza della vita.

Dopo spunti di riflessione così incidenti, giunge la Compagnia Sakuntala con Inquiete. Vengono riproposti gesti che quotidianamente e inconsapevolmente milioni di persone compiono tutti i giorni a partire dall’utilizzo dei mezzi pubblici. E proprio la metropolitana è un bellissimo palcoscenico: uomini e donne di ogni età che leggono, parlano, ascoltano musica e riposano arrivando quasi a dormire sognando un letto o un viaggio o desideri nascosti.

photo: Federico Ugolini

Chi va, chi viene, chi aspetta.

La coreografia si apre con una donna che passeggia, in attesa di qualcosa… Ed eccolo arrivare quel qualcosa: la metropolitana. Non c’è in scena, ovviamente, ma il suono dell’arrivo, dei freni e delle porte che si aprono e si richiudono ne richiamano la presenza. Fortunatamente c’è posto proprio vicino al sostegno della metro e la danzatrice può riposare occhi e mente. Ma appena le palpebre si chiudono, nella sua testa, e per fortuna anche in scena appaiono i suoi sogni. Sogni che forse non hanno logica o ne hanno troppa e forse ognuno può trovare la propria. Materassi su cui saltare e rotolandosi addomentarsi. Il tutto proposto con una coreografia frizzante, ironica, perfetta in cui traspare passione, quindici minuti di puro divertimento. Alcuni step sembrano quasi privi di coesione, ma nel sogno non esiste coerenza e il pubblico, da sveglio, ha apprezzato con evidente entusiasmo la coreografia dai concetti semplici, quotidiani ma sottolineati con brio e genialità.

E come un’immagine speculare, al termine di questa esperienza onirica, la donna torna al principio, seduta al suo posto vicino al sostegno della metro e con occhi e mente riposati può tornare, da sveglia, a casa, felice di avere dato a un pubblico un’esperienza da sogno.

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