Romeo e Giulietta – il sogno

Ogni evento teatrale ha un valore a sé, ma quando a essere in scena è un classico, l’attenzione di pubblico e critica varia notevolmente acuendosi di interesse e spietatezza. E a variare è anche e soprattutto la messa in scena. Serena Sinigaglia, con il suo Romeo e Giulietta ne offre un palese esempio a partire dall’accoglienza in sala. Il pubblico viene ricevuto, nel foyer, da tre personaggi appartenenti alle due famiglie della tragedia e all’ingresso in platea la reazione del pubblico è variabile alla vista di quattro corde che dal primo ordine di palchi arrivano fino a fondo palco delineandone lo spazio d’azione anche grazie a drappeggi appesi.

La scenografia con cambi scena a vista da parte degli attori appare semplice, essenziale, ma allo stesso tempo drammaturgicamente complessa, basta un movimento, un telo che scorre e il luogo cambia: dall’elegante salone all’intimità della camera da letto, dalla strada luogo di scontri all’enorme cripta. Il linguaggio fedele e rispettoso nasconde inserti talvolta ironici e “velati” riferimenti al contemporaneo quasi al limite fra tragedia e commedia come poi risulta essere la vita e la considerazione di Shakespeare dell’opera; i costumi in bilico fra il bianco e il nero quasi fanno parteggiare per buoni o cattivi, ma l’amore, quell’amore, non desidera rivalità proprio perché incarna il sentimento puro ed eterno. Eterno e ingenuo l’amore di Romeo che resta incantato come un adolescente innamorato al contrario di Giulietta con una forza di carattere che ha del rivoluzionario. Messa in scena unica quindi, ma si sa, ogni messa in scena racchiude in sé un mondo, un pensiero che balena nella mente degli spettatori fino al loro ritorno a casa.

Romeo e Giulietta, opera amata e forse mai capita davvero fino in fondo: manifesto politico per Strehler per sottolineare il potere dei vecchi sui giovani; per Sinigaglia giovinezza sconsiderata, incosciente e irresponsabile, ma l’unica che riesce a comprendere il senso della vita: l’appartenersi senza troppe filosofie.

L’A.T.I.R. (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca), di Serena Sinigaglia ricerca fin dalla sua fondazione nel 1996 l’equilibrio perfetto fra il classico e il contemporaneo ed è la dimostrazione di come questa relazione fra lo ieri e l’oggi sia possibile senza stravolgere o forzare la drammaturgia. L’A.T.I.R., che dal 2007 gestisce il Teatro Ringhiera a Milano, vuole creare (riuscendoci, n.d.R.) un teatro senza ipnotica retorica, diretto, con l’intenzione di accendere un lume che possa dare vita a un falò di idee, concetti nuovi ed energia che concretizzi l’idea del fare teatro, del realizzare qualcosa di reale qui e ora. Come dopotutto è il teatro, passato dopo essere rappresentato: “Un film preferito lo posso vedere tutte le volte che voglio, il teatro lo vivo una sola volta e poi è già passato. Il teatro è esperienza di vita, unico perché irripetibile. Fragile, terribile e meraviglioso insieme, come la vita”. La spiegazione di Serena Sinigaglia non poteva essere più esaustiva perché l’ATIR vuole trasmettere un modo di fare teatro intenso, credibile e divertente.

Romeo e Giulietta continua a essere una tragedia rivisitata, riproposta, rivista, riconosciuta. Un inno alla vita gridato con energia e passione, l’unica che muove il mondo.

In scena al Teatro Valle – Roma
dal 6 al 19 maggio 2011 ore 20:45
ad eccezione di 8, 15, 18 e 19 maggio 16:45
10 e 17 maggio ore 19:00
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