Quanto ti vuoi bene?

Molto interessante il percorso artistico culturale ideato da Jacqui James e ancora per due giorni (fino al 29 novembre) alla Galleria Alberto Sordi a Roma.
È una collezione di scatti dedicato alle giovani tra i 9 e i 16 anni che rispondono a domande semplici ma dalla risposta complessa che coinvolge l’accettarsi fisicamente e socialmente e insieme quanto la tecnologia di cui nessuno sembra poter fare a meno influenzi vita e tempo libero.
DA NON PERDERE

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Pensieri

Vorrei fare una considerazione sul nuovo spot Sky Cinema per Natale 2011.

Sinossi: diversi Babbi Natale provenienti da molti luoghi imitano scene di film celebri per giungere tutti insieme sotto casa di una comune e normale famiglia intenta a preparare l’albero di Natale. Il senso è intuibile: Comprate Sky e con esso il pacchetto Cinema. Può essere un ottimo regalo di Natale.

Fin qui nulla di male, ma nello spot, dal 10° al 16° secondo qualcosa mi ha infastidito. I Babbi Natale sbarcano dalle barche e intorno a loro ci sono delle travi che a forma di croce di Sant’Andrea, impediscono alle barche di avvicinarsi alla riva. Proprio quelle travi che si vedono in tanti film e documentari di guerra e mi hanno ricordato molto le scene dello sbarco in Normandia da parte degli Americani avvenuto il 6 giugno 1944. A questo punto mi domando se sia onorevole per la società Sky servirsi di un momento così drammatico per la storia mondiale per una pubblicità in cui può essere utilizzata qualsiasi altra scena di migliaia di film.

Questo lo spot:

– – – – – – – – – – – continua – – – – – – – – – – –

Ho inviato i primi giorni di dicembre una comunicazione sul sito dello IAP Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria in cui mi dicevo insignato per il tema della pubblicità affermando che secondo le mie convinzioni, violava l’art. 10 del Codice di Autodisciplina che cito: La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione.

Il 23 dicembre mi rispondono con una mail di cui pubblico di seguito l’estratto.

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Un giorno come tanti

Oggi è l’11-11-11 (non palindromo come il 20 02 2002, ma sempre curioso) e l’anno prossimo sarà l’ultima possibilità per avere numeri uguali oppure aspettare il 2100 e decisamente Teatro Omeopatico sarà un forse sbiadito ricordo tramandato e i miei nipoti diranno che nel lontano 11-11-11 si parlava di numeri ricorrenti, io che odio i numeri, di pensieri, parole e sogni eterni e infiniti. Chissà che cosa pensano i numeri di noi. Li contiamo, usiamo, sfruttiamo ogni giorno dalla lettura dell’ora, all’importo del parchimetro, la spesa, gli odiati/amati sconti, se la benzina basterà fino a domani. Pensieri comuni, pensieri banali come i numeri; erano lì, ci sono sempre stati fino a quando qualcuno si è deciso a tirarli fuori dalla scatola.
E allora lasciamo lì numeri, parole, pensieri e guardiamo negli occhi il tempo e nella mano stringiamo chi affoga i pensieri nell’amore del tempo.

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Irena Sendler

In questi giorni di inizio novembre sta girando di mail in mail un messaggio che ricorda Irena Sendler.

Forse c’entra poco con il teatro, ma l’obiettivo di questo blog è di parlare anche di fatti di cultura e avvenimenti che comunque riguardano il “teatro del mondo”.

Irena Sendler, nata a Varsavia il 15 febbraio 1910, ottenne durante l’occupazione nazista della Polonia di lavorare come idraulica nel Ghetto di Varsavia. A conoscenza dei piani tedeschi in merito all’assassinio di tutti gli ebrei polacchi, riuscì a salvare 2500 fra neonati e bambini nascondendoli nella sua cassetta degli attrezzi o in sacchi di iuta aiutata da un cane che era stato addestrato ad abbaiare quando si avvicinavano i soldati nazisti. Il cane serviva anche a nascondere il pianto dei neonati.

Quanto Irena fu scoperta, fu catturata e picchiata  fino a romperle entrambe le gambe.

Quando la guerra finì, cercò di ritrovare tutti i bambini salvati per ricongiungerli alle loro famiglie grazie a un registro che nascondeva sotto un albero. Molti dei genitori o parenti erano stati assassinati nelle camere a gas o stremati dalla fame e dal lavoro estenuante dei campi di concentramento.

Venne comunque riconosciuta come una Giusta tra le nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme. Nel 2003 Papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera per gli sforzi fatti nel salvare vite di bambini e ricevette, sempre nello stesso anno la decorazione dell’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza civile della Polonia

Nonostante Irena Sendler sia stata proposta per il Premio Nobel della Pace, non è mai stata nominata.

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MArteLive 2011 – FINALI Danza

Il MarteLive2011 è giunto al termine e le finali nazionali hanno lasciato esprimere liberamente artisti provenienti da ogni regione. Durante il 2011 anche la sezione Danza si è espressa al meglio presentando spettacoli molto diversi per genere e contenuto. Spettacoli non sempre perfetti dal punto di vista tecnico e forse in alcuni casi dal prodotto finale discutibile per professionalità e sviluppo dei temi, ma ciò che è da ammirare, a prescindere dalla positività o meno del risultato, è la volontà di preparare coreografie concettualmente nuove e artisticamente forti. Mentre nel teatro di prosa il tema dello spettacolo è più facilmente percepibile, nella danza contemporanea il tutto appare quasi ostile. Ma anche questo è il suo fascino: il riuscire a narrare qualcosa, descrivere sensazioni attraverso il solo movimento, “parlare” allo spettatore muovendo corde diverse e forse potenzialmente più sensibili.

Il 12 ottobre 2011, la prima performance è Ma-shalai di Megakles Ballet, con le coreografie di Laura Odierna e Salvatore Romania. Ma-shalai è un termine siciliano e indica un particolare momento di profonda goduria. Gli interpreti Salvatore Romania, Claudia Bertuccelli e Valeria Ferrante aprono le porte della mente per un viaggio in Sicilia sottolineando, anche accennando canti, come sia un paese di contraddizioni che però, all’interno della cultura popolare riescono a conciliarsi. La Sicilia è stata per secoli il crocevia di popoli diversi e ognuno ha lasciato un po’ di sé rendendola una terra poeticamente selvaggia ma profondamente passionale. Lo scopo della compagnia non è limitarsi a una fredda creazione tecnica, ma indagare, all’interno dei loro stessi percorsi il modo più indicato per raccontare loro stessi, il proprio passato e le proprie origini.

Alla compagnia Megakles Ballet fa seguito la Insane Dance Company della coreografa Marianna Giorgi, giovane artista che opera creando forme che stilizzano gesti che chiunque può compiere quotidianamente rendendoli però più vicini alle corde dell’animo. Presenta una coreografia che si trova sul filo di un rasoio: da una parte c’è qualcosa, da quell’altra qualcos’altro. E Rearline è questo, una linea che si trova dietro, invisibile, ma basta girarsi ed è lì pronta a comunicare qualcosa. Come una stanza buia ma con la porta aperta e il destino spinge l’uomo verso quella porta per scoprire come tutto possa finire, o iniziare.

Il 13 ottobre si preannuncia pieno di buone intenzioni, di voglia di fare, di stupide e sbalordire il pubblico con eccellenti esibizioni.

Le coreografie di Patrizia Proclivi, come prima esibizione, propongono una rivisitazione di Sogno di una notte di mezza estate in cui un carrello si fa mezzo con il quale i personaggi, abbandonato il bosco, entrano in scena. Gli interpreti sono uomini, forse rispettando la regola del teatro elisabettiano, compreso il personaggio di Titania e Shakespeare prende vita. Torce elettriche e collant simil-animali rendono convincente il bosco e da qui inizia un battibecco tra i protagonisti; l’orgoglio, il desiderio, l’odio che si tramuta in passione, la menzogna, l’epilogo, tutto è danza, tutto è movimento con intermezzi di prosa per introdurre e rendere la performance più “digeribile”. Resta comunque una interpretazione pulita, onesta nonostante lo spazio e un tappeto di danza che ostacolava i movimenti. Forse Alfeo ha deciso all’ultimo di tradire Tersicore.

Urlo del mare di Alessia Lovreglio, la seconda esibizione, grida la parola “rispetto”. Rispetto per un mondo troppo sfruttato, rispetto per un mare sempre troppo vicino al disastro ecologico. Sembra lontano, sempre troppo oscuro e sempre troppo profondo, invece ogni disequilibrio si ripercuote sull’umanità. L’acqua, una vera e propria risorsa da tutelare, da salvaguardare. Il tema della coreografia è forte, incisivo, forse l’espressione un po’ meno; comunque Alessia Lovreglio entra in scena, o meglio nel mare rivestita onde, per poi spogliarsi rivestendo come una macchia che galleggia sull’acqua; petrolio che guasta la natura e la mano dell’uomo che uccide le creature rovinando un equilibrio precario ma stabile nella sua solitudine. Ma forse un modo per uscirne c’è e Alessia lo conferma, il rispetto. Il mare non è di proprietà dell’uomo, ma solo un prestito e come tale dovrà essere restituito in perfette condizioni.

L’ultima esibizione presenta la Compagnia della Quarta e con 60 battiti pone in evidenza un problema di fondamentale importanza: il lavoro. Lavoro come crescita personale ma socialmente rappresenta più che altro un rito di passaggio, un riscoprire la propria importanza a livello umano e comunitario. Solo attraverso il lavoro l’essere umano si sente realizzato e a proprio agio con i propri simili. Patrizia Proclivi crea una sorta di gioco di ruolo tra i personaggi, un lavoro di acrobazia professionale in cui ognuno assiste, applaude e critica il compagno per una crescita reale. Gli attori danzatori, perché tutti a esclusione di Patrizia Proclivi vengono dalla prosa, descrivono un ambiente sociale ideale. Quattro persone, individui che forse nemmeno si conoscono, ma che collaborano. La società è in fondo costituita da esseri umani che cooperano per rendere il mondo un posto migliore nonostante i governanti facciano di tutto per ostacolarli.

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Anna e Ottavia. Due voci, un palcoscenico

Fra date da ricordare e movimenti in favore della libertà, il 7 ottobre 2011 è passato inosservato l’anniversario della morte Anna Politkovskaja.

Ottavia Piccolo ha voluto riproporre lo spettacolo attualmente in tourneé “Donna non rieducabile”, appellativo con cui Anna Politkovskaja venne definita dalle “alte cariche” della Federazione Russa. Il 9 ottobre si sono conclusi i tre giorni di repliche che hanno aperto la stagione 2011/2012 al Teatro India e grazie al testo di Stefano Massini, Donna non rieducabile, ha vinto il premio Enriquez 2011 rispettivamente come migliore testo, migliore interpretazione e migliore regia. Stefano Piccardi, il regista, ha costruito lo spettacolo come una serie di quadri che rappresentano momenti diversi della vita della giornalista assassinata, ma l’impressione che resta è quella di un coerente e continuo filo che resta teso senza aggrovigliarsi di pensieri e considerazioni inutili. Perché la storia di Anna Politkovskaja è vera, reale, era una donna che ha lottato con le proprie forze contro tutto e tutti. Nutriva in sé un bisogno di testimoniare, di trovarsi dove c’è sempre qualcosa da dire, lasciando però se stessa come cornice e al centro del dipinto, fra pennellate di cruda verità dovevano esserci le persone con la loro vita e le loro storie.

Anna Politkovskaja ha seguito in prima persona la guerra in Cecenia e la sua evoluzione; Stefano Massini, facendo seguito all’affermazione della giornalista, ha descritto la Cecenia come l’immagine di un ripostiglio di cui nessuno si cura e in cui nessuno “ficca il naso”; i ripostigli non sono stante, ci si va solo per sfruttarli e per nascondere cose. Anna ha cercato di aprire questa porta e mettere ordine, un ordine che ha creato un polverone odio che ha finito per ucciderla finendo assassinata.

Ottavia Piccolo rende la vita della giornalista un esempio; attraverso una eccelsa interpretazione, celebra una drammaturgia pungente e sincera. Fra fogli di luci come lapidi e una semplicissima scrivania, lame di luce dividono il palcoscenico insieme alla Piccolo, l’arpista Floraleda Sacchi esegue da vivo musiche da lei composte che donano una emozionante cornice allo spettacolo. Storia come quella di Anna Politkovskaja ce ne sono state, ce ne sono e, purtroppo, ce ne saranno. Ma finchè si avrà paura, il potere sbagliato, il potere oppressivo e la censura avranno sempre la meglio. Ma se anche una sola persona sarà disposta a lottare per la verità, allora ci sarà davvero una speranza. Ma per un mondo migliore non si deve attende l’eroe, lo si deve costruire tutti quanti insieme.

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Apple.

NEW YORK. E’ morto Steve Jobs. La Apple, lo ha comunicato ufficialmente. La malattia ha vinto la battaglia.

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